Archivio per ‘Uncategorized’

giovedì 1 dicembre 2011

Dopo lungo silenzio

Ho ritrovato questo mio vecchio e antico blog dopo una pausa di tre anni: tempo immemorabile, per come lo si vive in Rete…

Da qualche altra parte ho cercato di parlare di una esperienza simile con un ragionamento più teorico: qui invece mi piace ricordare come certi pensieri corrano per lunghe distanze senza troppo cadere oppressi dalla fatica o dalla polvere che via via si solleva — e rileggendo i post di anni diversissimi ormai, ritrovo cose inaspettate e che non avrei sospettato oggi.

Qui parlo (come d’abitudine per questo blog) di politica, nel senso più ampio e generale del termine: ogni commento dunque è ben accetto, specie quando sia privo di insulti e possibilmente stimolante  per la discussione.

A presto dunque (o chissà a quando, visti i precedenti!)…

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mercoledì 29 ottobre 2008

La banalità del voto

Mi è capitato di scrivere da qualche parte (credo sia pubblicato su Internet, ma sinceramente e non per snobismo affermo che adesso non ricordo dove) alcune riflessioni che vengono dal Trattato del Ribelle di Ernst Jünger:

Il lettore saprà, per sua stessa esperienza, che la natura dell’interrogazione è cambiata. Nell’epoca in cui viviamo gli organi del potere ci interrogano senza posa, e certo non si può dire che siano animati esclusivamente da un’ideale brama di conoscenza. Quando ci interpellano con le loro domande, non cercano il nostro contributo alla verità oggettiva, né tanto meno, alla soluzione di questo o quel problema particolare. Ciò che gli importa non è la nostra soluzione, bensì la nostra risposta. La differenza è importante. Assimila l’interrogazione all’interrogatorio. Possiamo osservarla seguendo l’evoluzione che dalla scheda elettorale porta al questionario.

Jünger scrisse questo luminoso libretto nel 1951: adesso il questionario a cui si riferiva si chiama sondaggio, e proprio con il metodo del questionario è condotto.

Sondare, ovviamente, non significa, come già avvertiva Jünger, conoscere – e la politica fatta di sondaggi, come quella che spesso ci viene imposta nelle democrazie occidentali, non è affatto in grado di conoscere il popolo (parola antica), né almeno i suoi propri elettori (parola più moderna).

Oggi si vota il Decreto Gelmini, fra le proteste – e tutti, dal Presidente del Consiglio alle forze di opposizione, da posizioni favorevoli o contrarie si riferiscono e prendono come punto di paragone i sondaggi (siano essi quelli demoscopici o le partecipazioni alle manifestazioni di piazza).

C’è una sfasatura anche nella dimostrazione della politica – che si fa in Parlamento, in piazza, nelle sedi di partito, nelle associazioni, ovunque insomma: la dimostrazione non è l’azione.

I numeri non fanno i pensieri.

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